
Con LE VOCI DI SALLY ha trascinato il pubblico dello Stabile sulle note di De André
Il Quotidiano della Basilicata– Martedì 27 Maggio 2008
Ventinove anni ad ottobre, Iole Cerminara non sapremmo se definirla artista della vecchia o della nuova generazione.Forse nessuna codifica sarebbe adatta al suo stile, ai suoi gusti. Diciamo che Cerminara ama la musica di qualità, la musica che esprime particolari suggestioni, rare emozioni.
Avrebbe potuto cantare canzoni semplici, attizzando l’interesse delle piazze, le sarebbe bastato farsi accompagnare da un semplice giro di nota per guadagnarsi la pagnotta e invece no, Iole a dispetto di tanta “spazzatura musicale” con la quale radio e televisioni con cadenza quotidiana ci angosciano, continua a pensare che la musica, quella vera inebria, ipnotizza, ammalia.
Sarà lunga e difficile la sua strada, non tutti sono pronti o preparati ad ascoltare la sua voce che canta il De André al femminile, non tutti apprezzerebbero le note di cinque fantastiche musiciste, vere, splendide quanto di persona, quanto nell’atto di suonare chitarra, violino, violoncello, clarinetto e fagotto.
Ma questo sestetto riesce a riempire gli spazi, al Teatro Stabile di Potenza la gente applaudiva ad ogni occasione per sottolineare il gradimento, il fascino del suono e delle voce di una ragazza testarda, caparbia e tenace. Canta e tu canti sulla sua scia, lo fai sottovoce per non disturbare il vicino. Bocca di Rosa, Via del Campo, Volta la Carta e ti vengono in mente tutta una serie di appuntamenti al buio con De Andrè.
Non c’è Mussida, non c’è Pagani e nemmeno Di Cioccio, è di scena l’armonia, il delicato. Voci e musica di un’Italia che è sempre la stessa, di un mondo che non cambierà mai e d’altronde FABER è Italiano, ma anche Argentino, Neozelandese, Americano e universale. Questa sera Le Voci di Sally suonano e cantano all’Università qui a Potenza, tenteranno di deliziare non solo chi ama De Andrè, ma soprattutto chi non lo ha mai conosciuto.
Iole ma cosa c’entri tu con Fabrizio De Andrè, con il ‘68, con la guerra e con Bocca di Rosa? Me lo chiedo tutt’ora anch’io. Fabrizio De Andrè è uno dei più grandi cantautori (io direi il più grande, ma poi c’è sempre qualcuno che se la prende) nella storia della musica italiana, ha raccontato senza ipocrisie quello che eravamo, che siamo e che probabilmente continueremo ad essere, i nostri vizi, le nostre debolezze, le nostre virtù … e nelle sue canzoni ha sempre detto quello che pensava, con coraggio … ecco allora una possibile correlazione: De André maestro, Iole allieva.
Di ’68 e di “guerre” per i diritti, oggi ce ne vorrebbero a vagonate… ma i tempi sono cambiati e quindi una correlazione tra Iole e il ‘68 è davvero complicata se non irrealizzabile.
E Bocca di Rosa?
Non sono io!
Sul tuo curriculum si legge di una serie di premi ottenuti per la qualità del tuo messaggio musicale, ma il grande salto nel mondo dei “Top” ancora non si è registrato,ritieni che è valido il motto “Dei Santi in Paradiso” o pensi che prima o poi qualcuno busserà alla tua porta?
Un “Santo in Paradiso” ci vorrebbe proprio… io ancora lo sto cercando, ma nel frattempo continuo a stare con l’orecchio alla porta, caso mai qualcuno per sbaglio si trovasse di passaggio…
Canti De André come raramente ho sentito cantare. Lo porti dentro? Ti appassiona o state solo sfruttando un filone?
Ho sempre amato le canzoni di De André ma le ascoltavo “da lontano” … e non avrei mai immaginato di interpretarle. Poi l’idea di una versione al femminile di quei brani mi ha incuriosito, e allora ho riascoltato De André “da vicino”, andando fino in fondo nelle melodie e nei testi… e si è schiuso un mondo meraviglioso, fatto di cose così semplici ma così immense, dove il senso di ogni singola parola è perfettamente in sintonia con la musicalità della parola stessa. E l’emozione è stata fortissima: passare dalla parte dell’ascoltatore a quella dell’interprete significa entrare in un mondo prima sconosciuto, significa donare alla musica se stessi e le proprie emozioni. Significa sacrificio, ma il più bello che possa esistere … se si interpreta De André.
Il Teatro Stabile a Potenza pochi giorni fa era stracolmo, solo amici o pensi che la qualità abbia una volta tanto messo lo sgambetto alla sotto cultura musicale?
Finalmente lo sgambetto c’è riuscito… e proprio bene, direi! Ma non mi piace parlare di sottocultura. La cultura è cultura e basta, non esiste un sotto o un sopra. Piuttosto credo sia davvero arrivato il momento in cui tutti noi lucani (e in primis i nostri amministratori che hanno la responsabilità delle scelte che in campo di promozione culturale vengono compiute) ci rendiamo conto di avere la capacità di produrre cultura.
E non solo la capacità ma anche il coraggio e il dovere di farlo. Ora, dovremmo anche ammettere che delle categorie devono essere stabilite attraverso criteri oggettivi (e non clientelari) di selezione. Voglio dire che tutti gli artisti lucani hanno una straordinaria energia e che tutti noi facciamo spesso miracoli per portare avanti i nostri progetti ma … noi artisti per primi abbiamo il dovere di competere in maniera sana e produttiva per vedere realizzate la nostre produzioni in modo ottimale (senza economie legate alla necessità di accontentare tutti).
I progetti migliori devono essere valorizzati, incoraggiati e sostenuti dalle amministrazioni pubbliche perché solo così si possono varcare i confini regionali per accedere ai circuiti nazionali (e perché no, internazionali). Io sento solo il dovere di sollevare un monito per quanti gestiscono e coordinano i circuiti di produzione musicale lucani: “basta fare mera importazione di cultura! Abbiamo la capacità di produrre cultura e bisogna impegnarsi per trovare il modo di esportare cultura”. Noi ci stiamo lavorando.
Si esibiscono con te cinque splendide artiste, come si siete conosciute? Chi ha partorito questa meravigliosa idea di legarvi al Genovese?
Le splendide artiste sono: Marina Lorusso alla chitarra, Paola Romano al violino, Mairen Abreu al violoncello, Agnese Bonomo al clarinetto e Raffaella Bonomo al fagotto. Ci conoscevamo già, sia in ambiente musicale che universitario, ma poi grazie a “Le Voci di Sally” questa conoscenza è diventata molto di più, è diventata affiatamento, allegria, passione comune, affetto… insomma una fortuna!
L’idea è stata di Marina: un giorno all’Università (lei ed io siamo due chimiche… e ci tengo a sottolinearlo!) mi chiese che ne pensavo di un omaggio a De Andrè fatto da un gruppo di sole donne … originale no? E fu sua anche la proposta del nome “Le voci di Sally” appunto dalla canzone Sally del Faber. Poi per il passaggio dall’idea alla realizzazione vera a propria è stato fondamentale il nostro caro maestro Francesco Scorza che ha pensato all’organico , che ha curato gli arrangiamenti dei brani e che tuttora ci sopporta (sei donne che alle prove iniziano a chiacchierare simultaneamente sono davvero impegnative).
Quale la tua più grande soddisfazione e quale la più cocente delusione?
La mia più grande soddisfazione è quella di domani ch non ho ancora vissuto, la mia più cocente delusione sta ammassata insieme alle tante altre di ieri che mi hanno reso oggi una persona migliore. Avrei gusto a raccontarne una (delle tante delusioni), diciamo che è legata al mio percorso di studi musicali… ma in questi anni ho imparato l’eleganza di passare oltre le cose, i fatti e soprattutto le persone. La vita poi pensa a fare il resto.
Ha condizionato il tuo gusto la musica francese, dalla quale sappiamo hai tratto molti insegnamenti?
Alla musica francese mi sono avvicinata grazie ad una delle più importanti esperienze artistiche che ho avuto la fortuna di vivere, quella del Musical “Les Dix Commandements” che mi ha portato in giro per l’Oriente (Giappone 2005, Corea del Sud 2006, 2007-2008) , mi ha fatto crescere tantissimo professionalmente insegnandomi quella teatralità che spesso manca ai cantanti. E mi ha incantato il fascino della lingua francese… e questa suggestione poi è diventata “Jamais trouvé” un brano ce ho scritto al ritorno dalla mia tournee in Corea nel 2006 e che presto (spero!) ascolterete perché sarà il mio primo singolo come cantautrice.
Per favore potresti farci ascoltare anche “Nell’acqua della chiara fontana”, oppure “l’Infan”…
Non mancheranno! E anche “Le passanti”, “Franziska”, “Ave Maria”… Stiamo già immaginando di produrre un secondo cd con nuovi brani e nuove interpretazioni. Ci crediamo e oggi posso anticipare che in autunno 2008 questo nuovo progetto sarà presentato al pubblico… Come? Dove? … lasciamo un pò di suspance! Voglio ringraziare quanti ci stanno sostenendo con il loro interesse, con la loro partecipazione ai nostri spettacoli e con l’affetto che merita un grande artista che se ne è andato troppo presto… Grazie FABER!






